I denti, “i décc”

I denti, “i décc” in Dialetto Bergamasco

La natura ha dotato il nostro corpo di tantissimi e preziosissimi “attrezzi” e fra questi i denti. Proprio a proposito di questi utilissimi e indispensabili frantumatori di cibo, andremo curiosare nei modi di dire dialettali.

Nel dialetto bergamasco il dente viene detto “dét”, al plurale “décc”. Si sa bene come la cura e la pulizia dei denti li preservi dalla carie ma, si sa anche che, inevitabilmente, qualcheduno si possa ammalare e il male che provoca è veramente pressoché insopportabile. Tant’è che viene contemplato anche nei patimenti dell’inferno “..dove sarà pianto e stridore di denti”.. Crederci?

E’ quindi frequente trovare detti e proverbi che facciano riferimento “al mal dè décc” (al mal di denti).

“Fò ol dét, fò ol dulùr” (fuori il dente, fuori il dolore). Anche perché il dente, compreso quello “carolét” (cariato) è sempre associato al dolore. Ben venga allora la protettrice Santa Apollonia (festeggiata il 9 febbraio) che presiede ai denti e “al mal de décc”. L’invocazione popolare dice: “Santa Polònia con ‘n dü gloria, i décc la te conserverà, fin al mond dè là” (Santa Apollonia, con un Gloria, i denti ti conserverà fino al mondo di là). La Santa aveva in realtà un gran da fare nel mondo di qua visto che, in mancanza di prevenzione, i suoi devoti erano spesso alle prese con le torture dentarie.

La soluzione al mal di denti era drastica: levarlo! (ovviamente senza anestesia né tante cure come siamo abituati oggi). Lo “specialista”, spesso anche lo stesso medico condotto, procedeva all’estrazione, con notevole dolore da parte del malcapitato paziente.

A tal proposito è interessante conoscere questo detto: “Se ‘l dét l’è guast bisogna müdaga ol nòm” ( se il dente è guasto bisogna cambiargli nome). Questo perché nel nostro dialetto il termine “dét”, significa dentro, oltre che dente e strappandolo, ol dét non è più dentro, ma fuori, pur restando sempre ü dét”, come spiega l’indovinello: “se l’è dét l’è dét, se l’è fò, l’è fò, ma l’è sempèr dét” (se è dentro è dentro, – se è dente è dente-, se è fuori è fuori, ma è sempre dentro, – dente).

Secondo una pratica propiziatoria da compiersi a estirpazione avvenuta, quando si estrae un dente lo si deve gettare nel fuoco dicendo: “Föch, dàmmen ü növ, dàmen ü stagn, che ‘l düre sent’agn” (Fuoco dammene uno nuovo, dammene uno robusto, che duri cento anni). Per concludere un proverbio: “Chi l’è sènza décc, al patès ol frècc d’ogne tép” (chi è senza denti, soffre il freddo in ogni tempo).

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