Proiezione video “Le sorgenti del burro” e Conversazioni con Natale Arioli al Festival del pastoralismo – Bergamo

Prosegue il Festival del pastoralismo a Bergamo organizzato dall’Associazione Terre d’Alpe con due importanti appuntamenti :

Alle ore 16.30 di Sabato 11 Novembre  una conversazione con Natale Arioli al Festival del pastoralismo, nell’anno dedicato ai bergamì, è quanto mai appropriata e chi vuole riscoprire le proprie radici bergamini non dovrebbe perdere l’occasione.

Occasione per coloro che vogliono capire meglio questa realtà di una “bergamaschità fuori di Bergamo” che lega la città orobica alle pianure del Po, un ruolo di Bergamo come cerniera e cuore di un sistema che non tiene unite solo le valli la città e il piano bergamasco ma la stessa dimensione del monte e del piano su scala regionale.

Conversazioni con Natale Arioli

La valle di Mezzoldo vista dalla Forcella. In alto a destra i grandi prati di Pegarolo punteggiati dai casolari dei bergamì. Culla di origine degli Arioli

Il mondo dei bergamini tra la Valbrembana e la bassa è il tema di una vita di indagini archivistiche di Natale Arioli. Uno studioso  che ha indagato sistematicamente tra atti di nascita e di matrimonio e filze dei notai.

Una minuziosa e capillare indagine finalizzata a restituire alla presenza dei bergamini (nota, risaputa, percepita come importante ma anche “sfuggente”) la dimensione di fenomeno storico documentato. Un lavoro a cavallo tra monte e piano, dal Cinquecento in poi.

Arioli ci parlerà, in particolare, dell’origine bergamina di Carlo Cattaneo a Valleve, in alta Valbrembana, raccontandoci la storia della stessa famiglia Arioli originaria da Piazzatorre (e Mezzoldo) e protagonista per secoli della transumanza dei bergamì.

Natale Arioli, n. 1952 di Mulazzana (fraz. di Codogno, Lo), già insegnante di zootecnia all’Ist. tecnico agrario di Codogno è un osservatore privilegiato del mondo dei bergamì, o meglio dei berlàj, chiamati così nel Codognese per non confonderli con i mungitori salariati (che anche a Piacenza e nella bassa Cremonese  sono ancor oggi chiamati bergamini).

Privilegiato perché è egli stesso allevatore, con un nonno che era ancora un transumante, da ragazzo, ricorda la ripresa della transumanza, non più con tutta la mandria ma, solo con le manze verso i pascoli di Piazzatorre. Era una transumanza in camion che avveniva anche attraverso le vie centrali di Bergamo.

Da ormai molti anni Arioli esegue approfondite indagini d’archivio (sia presso gli archivi storici parrocchiali e diocesani che quelli di stato) ricostruendo la presenza dei bergamìnelle aree di pianura del lodigiano, milanese, pavese e sugli alpeggi orobici (gli Arioli, come altri bergamini brembani hanno caricato per secoli alpeggi in Valtellina).

Un contributo fondamentale alla storia della “tribù” bergamina  che, ci auguriamo, possa tradursi presto anche in opere di sintesi.

Opere di Natale Arioli sui bergamini

Arioli N., “I bergamini dell’Alta Valle Brembana negli archivi parrocchiali dello Stato di Milano nel XVII e XVIII secolo”, in Quaderni Brembani (Bollettino del Centro Storico Culturale della Valle Brembana, 1 (2002): 7-12.

Arioli N., “Personaggi lombardi rimossi: i Bergamini”, in Annuario Club Alpino Italiano, sezione alta Valle Brembana, (2003): 65-74.

Arioli N., Le radici di Carlo Cattaneo: storia di una famiglia da Valleve alla Bassa Milanese, Corponove, Bergamo, 2012.

Arioli N. “I malghesi dell’alta Valle Brembana, e di alcune aree confinanti, nelle fonti d’archivio tra fine ‘500 e fine ‘700”, in M. Corti, Studi sulla transumanza alpina (pubblicazione online scarica PDF).

P. Maccagni,  Natale Arioli n., “L’ispezione delle cascine e dei casoni lodigiani
dell’autunno 1768”, in Archivio storico lodigiano. 1 (2017)

Continua il Sabato 11 Noiembrie con “Sorgenti del burro”, proiezione VIDEO , 2017, 40’, HD.

Regia, fotografia, sound design, montaggio: Manuele Cecconello; musica: The drive to Uqbar (Keith G. Rose); produzione: Prospettiva Nevskij 2017; durata: 35 minuti. Formato di ripresa: H264. Formato di proiezione: 1080 25p Blu ray, mp4.

Sorgenti del burro

Sinossi

Madre e figlia in un alpeggio del Piemonte Orientale a 1400 metri di altezza, circondate dai loro animali, dai pascoli e dalla forza delle rocce alpine.

Il giorno comincia con la raccolta della panna, la pulizia della stalla, la produzione del burro artigianale presidio Slow-food.

Durante il lungo pomeriggio di giugno la figlia pascola gli animali sull’erba alta, la madre lavora il latte e trae il sostentamento della famiglia e la nuova mungitura assicura il viatico per il giorno dopo.

Video Le sorgenti del Burro

Nota dell’autore

“Ho girato questo film per immergermi nel flusso bianco del latte. Ho visto sgorgare il lavoro della montagna da mani sicure e senza sosta. Ho atteso il tempo lungo dell’acqua, delle pietre, del pascolo.

Mi sono messo in risonanza con l’habitat che mi ha accolto e ne ho restituito la mia impressione, e ho  riconosciuto me stesso nei rivoli d’acqua che solcano i pascoli”. 

Note biografiche

Manuele Cecconello (1969) inizia a fotografare a 13 anni nello studio del padre pittore dove viene a contatto con il cinema d’autore che lo instraderà verso gli studi umanistici, la poesia, la musica contemporanea. Si esercita con le pellicole, il super 8, la camera oscura, auto costruisce strumenti di ripresa e di visione.

Si dedica al cinema e al video fin dalla fine degli anni Ottanta, scoprendo come è fatta l’immagine in movimento attraverso la realizzazione di un centinaio di film sperimentali. Nei primi anni Duemila ibrida cinema del reale e ricerca espressiva, producendo e dirigendo con la sua società Prospettiva Nevskij vari documentari a carattere storico, lirico e antropologico che gli valgono numerosi riconoscimenti internazionali.

Continua a condurre parallelamente progetti didattici, fotografici e cinematografici di recente convergenza sulle piattaforme digitali della comunicazione.

Ha vinto, tra gli altri, Il Flahertiana Festival nel 2007, l’Annecy Cinema Italien nel 2008 ed è stato finalista al Doc/it professional award del 2011.

Ultimi titoli: Il Patto della Montagna, 2017; Aquasanta, 2016; Le guardiane delle Alpi, 2015; L’albero del bene comune. Elvo Tempia “Gim”, in Fondo una vita, 2014; Olga e il tempo – Parte terza: elegia della sera, 2013; Nata libera. Intervista ad Angela Revel Chion, 2012; Ninna nanna d’agosto, 2012; Homo Radix, 2012; Type32, 2011; Solstizio nascosto, 2011; Le cose ultime, 2011; Sentire l’aria, 2010.


Al film è associato, come per “Sentire l’aria”, storia di un ragazzo che intraprende la vita del pastore, un libro fotografico con gli scatti di Andrea Taglier (presentate in questa pagina).

Nota del Festival

Cecconello non è nuovo al tema dei pastori e degli alpeggi, non è nuovo al Festival del pastoralismo. Potremmo dire che è il regista di riferimento del Festival.

Formatosi ai linguaggi della sperimentazione Cecconello si è accostato con rara sensibilità e rispetto a questi mondi “arcaici” (ma così “post-moderni”). Li ha saputi descrivere utilizzando tecniche anche d’avanguardia poco consuete per un genere trattato sempre con i moduli del documentarismo “etnografico” dolciastro.

Lo ha saputo fare raggiungendo esiti lirici che coinvolgono lo spettatore, sia quello “smaliziato”, famigliare con opere autoriali quanto quello che non frequenta cineteche e festival.

Il tutto con rigore che solo in apparenza può apparire eccessivo, mai cedendo agli estetismi fine a sé stessi per rispetto e profonda empatia con i soggetti narrati.

PROGRAMMA COMPLETO DEL FESTIVAL DEL PASTORALISMO, EDIZIONE 2017

VIDEO FESTIVAL

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