Polenta e Osei

Polenta e Osei ( Uccelli) – Ricetta e Origine

POLENTA e OSEI”: se chiedi a un bergamasco qual è il piatto tipico locale subito ti senti rispondere “polenta e osei” ma tutto questo ha un aspetto storico poco conosciuto e per capirne l’importanza si deve risalire alla regolamentazione della caccia nelle riserve e territori dei nobili, che vietavano al popolo la cattura di selvatici e selvaggina di grossa taglia.

Al popolo lasciavano solo la selvaggina di piccola taglia, in quanto veniva disdegnata dai più potenti. Ai popolani era concesso di cacciare uccelli di piccole dimensioni che venivano comunque cucinati con un bel piatto di polenta, anch’essa sempre considerata un piatto per i poveri. La domanda dunque che bisogna porsi dopo questa storia è: come è possibile che un piatto che è sempre stato legato alla fame, alla carestia e alla malattia, un cibo poveri per definizione, sia diventato una pietanza della festa.

Nella Provincia Bergamasca si trovano in molte pasticcerie la riproduzione della Polenta e Osei sotto forma di paste e torte, un modo dove ricordare il piatto tipico sotto una forma più dolce e delicato.

LA RICETTA PER CUCINARE POLENTA E OSEI TRADIZIONALE

Mettete a scaldare in una pentola circa 2 litri di acqua salata. Non appena comincerà a bollire versate la polenta. Mescolate di continuo e cuocetela per circa 40 minuti. Prendete gli uccellini già spellati e puliti: bisognerà togliere solo gli occhi e le zampette. Infilateli uno alla volta su uno spiedo, intervallandoli con una fetta di lardo e salvia. Mettete sul fuoco una padella con il burro, aggiungete poi gli spiedini, salate e fateli dorare in padella in modo uniforme.

Versate la polenta su un piatto e adagiateci sopra gli spiedini, aggiungendo anche il sughetto di cottura. Potete servire anche le singole porzioni: una volta raffreddata la polenta, tagliatela in striscie larghe e adagiateci sopra il singolo uccelletto. La vostra polenta e osei è pronta per essere servita.

 

Preparazione di polenta e osei utilizzate la farina di mais o la farina gialla bramata, tipica bergamasca e a grana grossa.

Per stemperare l’odore della selvaggina, aggiungete in cottura qualche foglia di alloro e delle bacche di ginepro.

Cuocete gli uccellini allo spiedo a fuoco lento, rigirandoli di tanto in tanto per farli dorare in modo uniforme: si tratta infatti di uccelli con la pelle molto sottile che può quindi bruciarsi facilmente.

Se la carne della selvaggina dovesse risultate troppo asciutta, aggiungete un altro po’ di burro. Evitate di aggiungere acqua o brodo altrimenti la carne potrebbe poi risultare insipida.

Al posto del lardo potete utilizzare anche la pancetta, la carne sarà così morbida ma anche più gustosa.

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