Pensiero di domenica 4 giugno 2017 M.O.Aivanhov

Pentecoste, lo Spirito scende su di noi nella misura in cui noi siamo capaci di salire fino a Lui

Chi si sforza di agire attraverso la propria anima e il proprio spirito, trasforma interiormente le difficoltà e le sofferenze che incontra. Anche se non può nulla contro gli avvenimenti esterni, là dove gli altri si scoraggiano e crollano, egli invece trova delle forze, un nutrimento, e riceve uno slancio per continuare ad avanzare. Non bisogna mai subire, non bisogna mai arrendersi, ma occorre cercare di rimediare; e per rimediare c’è la preghiera. Sta a noi spostarci, non si deve attendere che il Signore, nella Sua clemenza e nella Sua misericordia, venga a farci visita. Il Signore non scenderà. Direte: «Ma abbiamo letto nelle Scritture che il giorno della Pentecoste lo Spirito Santo è sceso sugli apostoli sotto forma di lingue di fuoco!». In realtà chi riceve lo Spirito Santo si è già elevato interiormente fino alle regioni celesti, dove si fonde con la Divinità. E allora, anche se si dice che lo Spirito Santo “è sceso in lui”, in realtà non è così; è lui a essersi elevato, e lo Spirito lo ha colmato della Sua presenza. Lo Spirito divino scende in noi nella misura in cui noi siamo capaci di salire verso di Lui.

Omraam Mikhaël Aïvanhov

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