Le statistiche, oggi, fra improvvisazione e mezze verità

La rilevazione, l’elaborazione, l’analisi e la presentazione dei dati, cioè la Statistica è necessaria per gestire i molteplici processi e aspetti del vivere associato, dalla sanità ai trasporti, dalla comunicazione al commercio, dalla politica economica, alle aziende. Le fonti di informazione, con le tecnologie social e mobili, si sono ampliate a dismisura e per gestire un mondo dominato dai dati serve oggi più che mai qualcuno in grado di elaborarli e di tradurli in pratiche di comunicazione virtuose.

Mondo social

Mondo social

Per garantire alle imprese il vantaggio competitivo sulla concorrenza, nasce l’esigenza di saperne fare buon uso anche ai fini strategici. Aspetto chiave per le grandi aziende, quanto per le medie e piccole imprese, vero tessuto connettivo dell’imprenditoria. Trovare nuovi mercati da esplorare e ottimizzare nuove procedure di tecnologia, può fare la differenza tra la crescita e la chiusura di un’attività.

Statistiche aziendali

Nell’ambito più ampio dei dati pubblici, il dato statistico ha anche valore costituzionale. Questo concetto è stato più volte ribadito, non ultimo dallo stesso Presidente della Corte A. Baldassarre. Il dato è il risultato di rilevazioni di indagini campionarie che siano impostate con riferimento alla prassi scientifica consolidata, realizzate ed elaborate correttamente, i cui risultati devono essere comunicati con le dovute cautele.

Lo Statistico, cioè, più specificatamente, il Data Scientist, è una figura che riassume in sé molte competenze. Conosce la matematica, la statistica e l’informatica; conoscenze che si acquisiscono con cinque anni di Università per la Laurea in Scienze Statistiche e alcuni anni di perfezionamento sul campo.

Il data scientist è il professionista che all’interno di un’azienda, in un ente pubblico o nel giornalismo scientifico, si occupa di rendere concrete le potenzialità di qualsiasi tipo che sono insite nelle banche dati o nei risultati di rilevazioni e sa tradurle e comunicarle in un linguaggio comprensibile.

Per rimanere nell’informazione pubblica, vedo, osservo e ascolto sempre più spesso in Tv, sui giornali, sui media in generale una pericolosa deriva nell’utilizzo e nella divulgazione delle rilevazioni demoscopiche: si presentano risultati senza nemmeno specificare, il più delle volte, non soltanto il margine di errore delle stime, ma perfino le stesse domande che sono state rivolte agli intervistati. In nome di una pretesa spettacolarizzazione dell’evento, non si rendono edotti i fruitori dei sondaggi delle necessarie specifiche che rendono credibili i risultati delle indagini svolte.

Redazione

Così, per esempio, assistiamo inermi a titoli dei giornali che evidenziano come “la maggioranza degli italiani vuole il ritiro delle truppe in Afghanistan” e, nella stessa giornata ma su un altro quotidiano, “la maggioranza degli italiani è contraria al ritiro delle nostre truppe in Afghanistan”.
Oppure a programmi televisivi dove su un canale si afferma “la popolarità del Presidente del Consiglio supera il 60%”, mentre su un altro canale, “la popolarità del premier non è mai stata così bassa, non raggiungendo nemmeno il 40%”.

La difficoltà dei lettori e dei telespettatori, nel rendersi conto della correttezza di quanto viene strillato dai conduttori o dai titolisti, nuoce gravemente alla credibilità delle indagini demoscopiche, che vengono sempre più recepite unicamente come strumento di propaganda politica, e non più come mezzo di divulgazione di dati per una corretta informazione ai cittadini.

statistica-improvvisazione-e-mezze-verita

Siamo di fronte a risultati di analisi, commenti, dati e elaborazioni errate, fuorvianti, che strumentalizzano informazioni e cifre falsificando la realtà.
Indizi, sensazioni, intuizioni, sono interpretazioni personali, a volte strumentalizzate, per commentare ricerche, analisi, risultati, ecc. ma è solo grazie al metodo scientifico e alla qualità delle elaborazioni dei numeri che, alla fine, la verità può essere detta.

La statistica è una disciplina che ha come fine lo studio quantitativo e qualitativo dei fenomeni e si avvale del metodo scientifico e della matematica per studiare i modi in cui un fenomeno può essere sintetizzato e compreso.

Un medico non può improvvisarsi avvocato, un ingegnere non può fare lo psicologo, un sociologo non può fare il biologo, un autorevole commentatore giornalistico non può improvvisarsi statistico, ecc.

Vedo di sovente in internet (e non solo), risultati di analisi, commenti, dati e elaborazioni errate, fuorvianti, che strumentalizzano informazioni e cifre falsificando la realtà.

Indizi, sensazioni, intuizioni, sono interpretazioni personali, a volte strumentalizzate, per commentare ricerche, analisi, risultati, ecc. ma è solo grazie al metodo scientifico e alla qualità delle elaborazioni dei numeri che, alla fine, la verità può essere detta.

La statistica è una disciplina che ha come fine lo studio quantitativo e qualitativo dei fenomeni e si avvale del metodo scientifico e della matematica per studiare i modi in cui un fenomeno può essere sintetizzato e compreso.

Un medico, come detto, non può improvvisarsi avvocato, un ingegnere non può fare lo psicologo, un sociologo non può fare il biologo, un autorevole commentatore giornalistico non può improvvisarsi statistico, ecc. Per fare rilevazioni, elaborazioni, analisi, interpretazioni, presentazioni di dati, sia descrittivi che campionari, nel contesto di una competenza scientifica adeguata ed eticamente “sana”, in enti, istituzioni, aziende, nel tessuto sociale, economico, ecc. è necessario possedere la qualificazione necessaria e cioè la Laurea in Scienze Statistiche con cinque anni di Università e successivamente alcuni anni di esperienza nei vari settori, con pubblicazioni e relazioni a congressi, ecc. Quindi superare la valutazione della commissione di ammissione alla Italian Statistics Society (Ente Scientifico di cui alla Legge 2 aprile 1980 n. 123), successivamente superare la valutazione di professionista ed essere abilitato alla funzione, poi si è in grado di svolgere correttamente le elaborazioni dei dati, le analisi, l’interpretazione e i commenti.

Prima no, altrimenti si dicono e scrivono stupidaggini anche se pubblicate sulle cosiddette riviste scientifiche che, per motivi della mia attività di referee per esse, conosco molto bene.

Sauro Amboni

 

Scrivi Recensione

commenti