Il discorso del Sindaco Giorgio Gori in occasione del 25 aprile a Bergamo

“Autorità, rappresentanti delle associazioni partigiane e d’arma, carissimi concittadini,

il 25 aprile del 45 fu il giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia – presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Leo Valiani e Sandro Pertini – proclamò l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia di attaccare i presidi fascisti e tedeschi per imporre loro la resa, prima dell’arrivo delle truppe alleate.

25 aprile 2017 Bergamo

25 aprile 2017 Bergamo

Succedeva 72 anni fa, e da quel giorno il 25 aprile, diventato Festa nazionale della Repubblica, è il simbolo della nostra ritrovata libertà, grazie alla vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze partigiane a partire dall’8 settembre del ‘43 contro il governo fascista della Repubblica Sociale italiana e l’occupazione nazista.

Festeggiare il 25 aprile significa rendere omaggio a quei combattenti, molti dei quali persero la vita, oppure furono torturati o internati nei campi di sterminio. Erano di diverso orientamento politico, di diversa fede religiosa, uniti nell’antifascismo e nella volontà di restituire dignità all’Italia.

Con loro si mobilitarono tanti semplici cittadini, anche nella nostra città, che fecero della disobbedienza civile il loro modo di combattere per la libertà.

Ripartiamo da qui, dal rendere omaggio all’Italia della Resistenza, ai suoi valori, a quanti hanno sacrificato la vita per la Liberazione del nostro Paese.

Mai più fascismo, mai più guerre! Questo il grido dell’Italia liberata e libera del 25 aprile. Questo il significato ultimo della Costituzione, che del 25 aprile è il frutto più importante, ancora oggi più che mai attuale nei suoi princìpi: rispetto della dignità di ogni persona, nella sua diversità, rifiuto della sopraffazione e della violenza, uguaglianza, giustizia sociale.

Credo sia giusto cercare di attualizzare quella pagina eccezionale della nostra storia, chiederci cosa dice ai nostri giorni.

Oggi, 25 aprile, per il valore che questa ricorrenza ha per tutti noi, non possiamo non volgere il nostro pensiero a chi è oppresso, come lo siamo stati noi in passato, a chi fugge dalle guerre, dai totalitarismi, dalle persecuzioni, dalla fame e dalla povertà. A chi cerca libertà e dignità, e pace, in qualunque parte del mondo. Soprattutto a chi vive queste condizioni di estrema difficoltà e sofferenza a pochi chilometri dai nostri confini. A quanti – a migliaia – sono morti in questi anni nei nostri mari. Oggi ricordiamo anche loro. I partigiani avrebbero guardato a questi oppressi con occhi profondamente diversi da chi oggi ne osserva le sofferenze senza alcuna umanità, pronto anzi a trasformarne l’arrivo nel nostro Paese in materia di speculazione e propaganda demagogica.

Richiamare oggi i valori della Resistenza non è inutile. Il rischio che corriamo è infatti quello di considerare la democrazia, al pari della libertà, come una condizione naturale. E’ facile pensarlo per chi è vissuto nel più lungo periodo di pace che l’Europa abbia mai conosciuto, e soprattutto per i più giovani. Ma non è così.

Non si tratta di condizioni scontate.  Democrazia e libertà non sono conquistate una volta per sempre. Bisogna essere vigili, e pronti ad impegnarsi per difenderle. Pronti a mettersi in gioco, come fecero i partigiani, il cui insegnamento è chiaro: battersi per un mondo migliore è possibile e giusto, non è vero che il mondo non si può cambiare.

Oggi ho partecipato al corteo portando la bandiera blu dell’Europa. Il perché è semplice: perché oggi l’Europa è in pericolo, e noi la dobbiamo difendere e rilanciare. Proprio perché la pace in Europa è l’eredità più preziosa consegnataci dalla Liberazione. Da lì, dall’unione delle forze contro il nazifascismo ha preso avvio il progetto europeo, la cosa più importante che i nostri padri sono stati capaci di costruire.

E’ vero, negli ultimi anni l’Europa ha affrontato una crisi da cui ancora fatica ad uscire; si sono evidenziati squilibri interni ed egoismi; una visione eccessivamente tecnocratica delle istituzioni ha contribuito a generare una crisi di fiducia. Ma oggi noi – proprio in nome degli stessi valori di libertà, democrazia e antifascismo per cui hanno lottato i partigiani – dobbiamo dire chiaramente da che parte stiamo, ed essere pronti a batterci per l’Europa.

L’integrazione europea è oggi messa a repentaglio da chi predica il verbo del sovranismo, che altro non è che il nazionalismo resuscitato, un ritorno al passato, un gigantesco passo indietro. Dazi, barriere, da cui derivano ritorsioni e conflitti. E’ storia già vista, storia dei secoli passati, che ci ha regalato eventi catastrofici e milioni di morti. E’ una storia che i giovani non hanno vissuto e che molti hanno dimenticato.

Per questo il 25 aprile mi è sembrato giusto sventolare la bandiera blu dell’Unione europea. Perché “Senza Europa – come ci ha ricordato in questi giorni Emma Bonino – siamo 28 staterelli alla deriva”, senza nessuna possibilità di confrontarci alla pari con giganti come gli Stati Uniti, la Cina, la Russia, l’India. Ma soprattutto perché senza un’Europa unita la pace non è garantita.

Preservare e sviluppare i valori della Resistenza e della Liberazione significa oggi – come ha detto il Presidente Mattarella – “difendere la comprensione reciproca, la dignità di ciascuna persona, evitare che rinascano nazionalismi esasperati, egoismi di parte e contrasti che riporterebbero l’Europa ad un passato che si è cercato e si è riusciti a superare ed accantonare”.

Per parlare da Europei con una voce sola, per “contare” all’interno dei nuovi equilibri globali, abbiamo più che mai bisogno di un ulteriore sviluppo del processo di integrazione, anche in senso politico, iniziando dall’unire le nostre forze nei campi della difesa e della sicurezza.

Guai a contrapporre l’interesse nazionale al rilancio del progetto comune europeo!

Onoriamo oggi la Resistenza e ne riaffermiamo l’attualità come valore fondante della nostra Costituzione e della convivenza europea. A noi il compito di preservarne l’eredità, con l’orgoglio di essere italiani ed europei e nella consapevolezza che proprio l’unità europea è oggi il presupposto per salvaguardare la libertà e la democrazia riconquistate attraverso la Resistenza.

E’ la sfida della nostra generazione, in favore delle generazioni che verranno.

Viva il 25 aprile, Viva la Resistenza, Viva l’Italia, Viva l’Europa unita! “

Giorgio Gori

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