Due maschere antropomorfe del Museo Enrico Caffi di Bergamo volano a Pompei per la mostra dedicata a Picasso

La mostra, in programma all’Antiquarium, esporrà i costumi, realizzati dal Picasso, di Parade, il balletto andato per la prima volta in scena cento anni fa a Parigi e riproposto per l’occasione al Teatro Grande della città degli Scavi, dai ballerini dell’Opera di Roma: i costumi del grande pittore saranno messi a confronto con maschere africane e con maschere della tradizione teatrale pompeiana. L’esposizione, inoltre, dal 27 al 29 luglio 2017, accoglierà lo stesso spettacolo Parade.

Maschera antropomorfa del Museo Caffi Bergamo

Maschera antropomorfa del Museo Caffi Bergamo

“Questo prestito – spiega l’Assessore alla Cultura Nadia Ghisalberti è per noi motivo di orgoglio, in quanto conferma l’unicità e il valore del nostro patrimonio. Due pezzi della raccolta etnografica di Aldo Perolari, molto nota a studiosi e collezionisti,  sono stati richiesti per una interessante mostra che unisce antico e contemporaneo: a Pompei sono esposti i vestiti del celebre balletto Parade accanto a maschere africane provenienti dalle più importanti raccolte etnografiche italiane e a una scelta di reperti archeologici pompeiani. L’“Arte negra”, come veniva chiamata in Europa a cavallo fra Ottocento e Novecento, fu di grande ispirazione per Picasso e per gli altri artisti che sperimentavano nuove forme espressive nella Parigi del nuovo secolo. In mostra, infatti, alle maschere è affiancato anche il bozzetto di Les demoiselles d’Avignon, tradizionalmente indicata come l’opera che ha inaugurato la stagione cubista di Picasso, a confermare quanto l’arte africana sia stata di ispirazione per l’arte di inizio Novecento.”

La Soprintendenza di Pompei ed il Museo Nazionale di Capodimonte hanno infatti richiesto in prestito 2 maschere provenienti dall’africa occidentale. Le maschere che da domani saranno esposte a Pompei provengono dalla collezione Perolari, uno dei principali donatori del Museo di Scienze Naturali di Piazza Cittadella: la sezione etnografica del Caffi ha preso corpo a fine anni ’80 grazie proprio alla donazione Perolari, 413 pezzi qualitativamente notevoli provenienti da 86 società tradizionali dell’Africa sub-sahariana, ma solo dal 2001 le maschere e i pezzi della collezione sono stati esposti al pubblico in piazza Cittadella.

La maschera antropomorfa Molo

Proveniente dalla savana del Sudan Occidentale (Burkina Faso). Si tratta di una maschera piuttosto pesante (oltre 10 Kg) che viene indossata dagli scultori e fabbri durante le cerimonie di iniziazione. Personifica il dio Do, protettore del villaggio e dei raccolti.

A questi oggetti prodotti da società prive di scrittura è demandato il compito di mettere in evidenza  la spiritualità ad essi connessa, la capacità cioè di entrare in comunicazione con le forze naturali e gli spiriti degli dei e degli antenati, al fine di chiederne la benevola protezione. Ad essi si oppone la nostra razionalità, contaminata dalla sempre più imperante globalizzazione che con il suo livellamento impoverisce le culture anziché arricchirle e permette la scomparsa di importanti valori.

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