“Cor o ‘n dà a bèlase” – Correre o andare piano

“Cor o ‘n dà a bèlase” – Correre o andare piano in dialetto bergamasco

Il logorio della vita moderna ci fa sempre correre ma, al contrario, la vita di una volta, si evolveva in modo molto più lento e ciò concedeva quegli spazi di osservazione delle cose, del tempo, della natura, delle lune e dei comportamenti che hanno portato a costituire quello smisurato e ricco patrimonio dei proverbi e dei detti che sono caratteristici del dialetto e dentro i quali vado a pescare a piene mani riferimenti per questa rubrica.

Il contrario “de cor, à l’è ‘n dà a bèlase” (il contrario di correre è andare adagio). Del temine esiste anche un grazioso diminutivo “’n dà a belasì” o “a belasìne” che veniva usato in riferimento ai bambini piccoli, magari alle prese con i primi passi.

In tempi un po’ più recenti si diceva che “la eta l’è ü logorìo”.

C’erano quelli “che i tegnìa sö ol tep” e i “vulìa röspà sà” quelli che e “ìa sempre tecàcc i vià” e quelli che, al contrario, “ìa di lendenù”.

(la vita è un logorio – quelli che non perdevano tempo e bramavano di avere – e quelli che erano “strangolati” o oberati da molte cose – al contrario di quelli che non avevano voglia di fare niente.)

A proposito del lavoro o meglio, di un mestiere, si diceva ol mestér l’è ‘ssé: o èndèm o tèndèm”.

Nel senso che qualunque mestiere o lo sai fare bene e sai tenere i clienti, oppure vendilo, cioè lascialo fare ad altri.

In tutto questo mi pare di scorgere più di qualche affinità con il nostro vivere moderno, anche se non si usano più le colorite locuzioni dialettali.

Giuliano Todeschini

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