Caffè, chi non inizia la giornata senza berne almeno una tazzina?

Gli ftalati sono sostanze chimiche che vengono aggiunte ai materiali plastici per aumentarne la flessibilità», spiega il professor Andrea Lania, docente di Endocrinologia presso Humanitas University e responsabile dell’Unità Operativa di Endocrinologia dell’ospedale Humanitas. “È noto da tempo come questi agenti chimici siano delle sostanze chimiche esogene che interferiscono con la secrezione, la produzione, il trasporto e l’azione di alcuni ormoni. Pertanto gli ftalati agirebbero sulla normale funzione endocrina”.

Un recente studio condotto all’Università degli Studi di Padova dal Prof. Carlo Foresta, getta qualche ombra sul caffè in capsule espresso ottenuto dai preparati monodose.

caffe in cialde

Afferma, il Prof. Foresta, che quello in cialde o in capsule di plastica o alluminio è un potenziale veicolo di interferenti endocrini; ne ha parlato al convegno ‘L’infertilità di coppia” al centro Pma’ in un recente congresso tenuto a Lecce.

“Gli ftalati – ricorda – sono agenti chimici aggiunti alle materie plastiche per aumentarne la flessibilità. Sono ovunque, ma non ce ne accorgiamo. E svolgono un’azione simil-estrogenica nel nostro organismo. Secondo recenti ipotesi, aumenterebbero l’incidenza di patologie andrologiche osservata negli ultimi venti anni.

In diverse specie animali gli ftalati modificano il funzionamento del sistema riproduttivo e sono ritenuti anche per l’uomo tra quei contaminanti che possono agire negativamente sulla fertilità.

Ebbene, un recente studio del gruppo di ricerca guidato dal Prof. Foresta, in collaborazione con il CNR, ha valutato il contenuto di ftalati in una delle bevande più diffusa al mondo: il caffè.

Caffe' monodosi

In particolare, i ricercatori hanno rivolto l’attenzione a quello ottenuto dai preparati commerciali predosati.

Sorprendentemente “tutti i prodotti testati, dalle capsule in alluminio a quelle in plastica e materiale biodegradabile, si sono rivelate capaci di rilasciare gli ftalati nel caffè”.

“Non vogliamo demonizzare nulla – precisa Foresta – anche perché le concentrazioni riscontrate sono nell’ambito dei range consentiti. Ma dev’essere considerato che, anche attraverso questa contaminazione, si contribuisce al raggiungimento dei valori soglia segnalati come nocivi dalle autorità sanitarie nazionali ed internazionali”.

I risultati della ricerca, aggiunge lo specialista, “pongono importanti interrogativi sui criteri indicati per valutare il valore soglia quando non è ancora nota la reale diffusione di queste sostanze che nei singoli casi rientrano nel range, ma è difficile comprendere la globalità dell’assunzione”.

“Noi siamo, di fatto, la somma di queste esposizioni. Quindi sarebbe importante cercare di capire se, nell’arco della giornata, si superano i limiti dell’assunzione, quantificando i valori medi di esposizione. Una importante ricerca che aiuterebbe anche a decidere in che modo eventualmente limitare l’esposizione”, conclude Foresta.

Ecco cosa spiega il Professor Andrea Lania responsabile dell’Unità Operativa di Endocrinologia e andrologia medica dell’Istituto Clinico Humanitas. Nelle capsule del caffè gli ftalati, sono sostanze nemiche degli ormoni.

Le capsule e le cialde del caffè potrebbero rilasciare nella bevanda tracce di ftalati, sostanze chimiche che possono interferire con il funzionamento del sistema ormonale. Di questo si è occupato uno studio condotto da un docente dell’Università degli Studi di Padova in collaborazione con il CNR. Le conclusioni sono state presentate nel corso di un recente congresso dedicato all’infertilità di coppia.

I ricercatori hanno testato alcuni formati con caffè predosato realizzati con diversi materiali, alluminio, plastica e materiale biodegradabile. Tutti i prodotti si sono rivelati capaci di rilasciare gli ftalati nel caffè, come ha dichiarato l’autore della ricerca il professor Carlo Foresta.

«Gli ftalati sono sostanze chimiche che vengono aggiunte ai materiali plastici per aumentarne la flessibilità», spiega il professor Andrea Lania. «È noto da tempo come questi agenti chimici siano dei potenziali “endocrine disruptors”, ovvero sostanze chimiche esogene che interferiscono con la secrezione, la produzione, il trasporto e l’azione di alcuni ormoni. Pertanto gli ftalati agirebbero sulla normale funzione endocrina».

La fertilità e lo sviluppo puberale potrebbero risentire dell’azione di queste sostanze: «Gli ftalati agiscono in particolare sulla funzione degli ormoni sessuali sia nel maschio che nella femmina».

Gli ftalati sono ovunque ma in quantità minime, sotto soglie di sicurezza determinate dalle istituzioni internazionali: «I pesticidi, i materiali da costruzione, oltre a quelli in plastica possono contenere ftalati.

La loro presenza è regolamentata: alcune sostanze sono vietate, altre sono ammesse ma in dosi molto contenute proprio per evitare l’effetto “interferente” sul sistema endocrino. Pertanto i rischi deriverebbero solo da una esposizione duratura agli ftalati», ricorda il professor Lania.

Sono comunque in corso ricerche rivolte a individuare i limiti di assunzione massima giornaliera ammissibili senza conseguenze.

Il caffè, è la bevanda degustata dal maggior numero di persone al mondo.

I maggiori produttori mondiali sono, nell’ordine, il Brasile, il Vietnam, la Colombia e l’Indonesia. Seguono Messico, Guatemala, Honduras, Nicaragua, El Salvador, Etiopia, India, Ecuador. Il caffè più pregiato del mondo si produce in Indonesia.

Le specie di caffè coltivate su grande scala sono tre: Coffea arabica, Coffea canephora e, in minor misura, Coffea liberica.

Le specie differiscono per gusto, contenuto di caffeina, e adattabilità a climi e terreni diversi da quelli di origine. Ricordiamo che tutte le specie coltivate esistono ancora, nelle zone d’origine, allo stato selvatico. È però anche vero che sono state create artificialmente molte nuove varietà.

Le zone di produzione sono rappresentate nella mappa seguente.

Paesi produttori di caffè

Paesi produttori di caffè

Così come diverse qualità di carne fanno il brodo migliore, da diverse qualità di caffè, tostate separatamente, si ottiene un aroma più grato.

La miscela ideale dovrebbe essere composta da 250 g di Porto Rico, 100 di Santo Domingo e 150 di Moka. Anche 300 g di Portorico con 200 di moka darebbero un ottimo risultato. Con 15 g di questa polvere si può fare una tazza di caffè abbondante; ma quando si è in parecchi, possono bastare 10 g a testa per una piccola tazza usuale.

Il caffè più pregiato del mondo, il Kopi Luwak, si produce in Indonesia. La produzione è dell’ordine dei 50 kg l’anno e costa all’incirca 500-600 € al kg.

La particolarità del Kopi Luwak risiede nel fatto che si tratta di chicchi di caffè mangiati e digeriti dallo zibetto delle palme (luwak), raccolti poi a mano e tostati normalmente. Gli esponenti della Cup of Excellence, ovverosia una giuria che assegna gli Oscar del caffè, valutano alcuni parametri ritenuti fondamentali, tra i quali l’aroma, la dolcezza, il sapore, l’acidità, la mancanza di difetti, il retrogusto. In generale la qualità è in relazione con l’ambiente di crescita, con le pratiche adoperate nella cultura, con il tipo di lavorazione delle bacche (il grado e la loro omogeneità) e con il luogo di provenienza.

Dopo un materiale di ricerca del Prof. Carlo Foresta, ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Padova, attesta che il Caffè in capsule è un potenziale veicolo di ftalati.

Sauro Amboni

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