8 ottobre

8 ottobre 1958: Viene impiantato il primo pacemaker

Gli inizi. I primi studi sul pacemaker risalgono agli anni 1926-1932 quando l’anestesista Mark C. Lidwill (1878-1968) in Australia e il cardiologo americano Albert S. Hyman (1893-1972), a cui si deve il termine pacemaker artificiale, negli USA riuscirono a stimolare il cuore tramite un ago inserito direttamente nel muscolo cardiaco. Venti anni dopo, nel 1950 l’ingegnere canadese John Hopps (1920-1998) realizzò quello che è considerato il primo pacemaker elettronico esterno. Gli impulsi elettrici erano trasmessi tramite un catetere bipolare agli atri usando un approccio transvenoso. Nel 1951, a Boston, il cardiologo Paul M. Zoll (1911-1999) inventò il primo pacemaker esterno, a stimolazione fissa, per il trattamento del blocco cardiaco. Gli elettrodi erano fissati con una cinghia sul petto sopra il cuore. Lo strumento era pesante e ingombrante, adatto solo per casi di emergenza, per l’irritazione della pelle e il dolore causati dalla stimolazione.

Gli anni d’oro del pacemaker. I primi anni Sessanta furono gli anni d’oro del pacemaker: in questo periodo numerosi ricercatori parteciparono al suo sviluppo, sfruttando la tecnologia del transistor, che permise lo sviluppo di stimolatori di dimensioni ridotte, e quindi impiantabili, con carica a batteria. Il primo impianto umano di un pacemaker completamente impiantabile avvenne in Svezia nel 1958 a opera dei chirurghi Rune Elmquist (1906-1996) e Åke Senning (1915-2000). Questo pacemaker stimolava i ventricoli tramite elettrodi epimiocardici, cioè impiantati nel miocardio per toracotomia, connessi al generatore posto nella parete addominale. Era un modello asincrono ossia funzionava a una frequenza di stimolazione fissa, indipendente dalla frequenza cardiaca spontanea. La tecnica per inserire un catetere permanente transvenoso bipolare fu sviluppata nel 1962 sia negli USA che in Svezia. La procedura transvenosa consisteva nell’incisione di una vena attraverso la quale si inseriva il catetere stimolatore che, con l’ausilio del controllo radioscopico, veniva avanzato e posizionato tra le trabecole muscolari del ventricolo destro. Nel periodo 1960-70 i cateteri transvenosi sostituirono quelli epimiocardici; pertanto i pacemaker e i cateteri furono impiantati senza la toracotomia e senza anestesia generale. Furono poi sviluppati i pacemaker a ‘domanda’, in grado di rilevare l’attività cardiaca e intervenire con il pacing (induzione dell’attività cardiaca) solo se indicato.

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