Ultimi appuntamenti “Premium” prima della chiusura della 57° Fiera dei Librai Bergamo

Venerdì 29 aprile, alle 18.00 – Spazio Incontri, appuntamento con Mirella Tenderini, Premio Gambrinus Mazzotti 2011, autrice che vive da oltre quarant’anni in una casa-rifugio che abbandona solo d’inverno, quando l’enorme stufa e il camino, scelti come unico riscaldamento, ce la fanno a stento con -17°. Da quando è rimasta sola, spalare la neve della discesa è una missione impossibile. Non è un alpinista ma da casa sua sono passati in molti: Walter Bonatti, il più bravo; Riccardo Cassini, che si incontrò con Detassis, un evento storico perché lecchesi e trentini non sono mai stati amici; e poi gli americani, Royal Robbins, Tom Frost, Allen Steck, Jim Bridwell, quelli che hanno sconvolto il modo di andare in montagna perché l’obiettivo non era più arrivare in vetta, ma superare le difficoltà della parete. Sotto, c’è un piano che ha sempre avuto letti a castello e sennò, basta fare, come si dice, uno strato di paglia e poi uno strato di alpini.

Mirella Tenderini

Alla Fiera dei Librai presenta “Isabelle amica del deserto” (Alpine Studio 2016), la storia di Isabelle Eberhardt personaggio enigmatico e controverso che suscitò grande curiosità agli albori del secolo scorso quando si venne a sapere della morte di una giovane ventisettenne, annegata paradossalmente in pieno Sahara. Nata a Ginevra da una nobildonna russa e cresciuta in un ambiente di alta cultura iniziò prestissimo a viaggiare nel Nord Africa, sotto falso nome e travestita da cavaliere arabo per addentrarsi in territori inaccessibili a visitatrici europee. Nomade per vocazione, scrittrice e giornalista irrequieta, abbracciò la fede islamica e divenne amica sia di sceicchi e sapienti sufi sia di ufficiali dell’esercito coloniale francese, finendo così per essere sospettata di spionaggio da entrambe le parti. L’autrice ha ripercorso i luoghi dove Isabelle è vissuta scoprendo che, a distanza di un secolo, il suo ricordo è ancora vivo, tramandato di generazione in generazione.

Alle 21.00 – Spazio Incontri, “La bottega dello speziale” (Edizioni E/O 2016) di Roberto Tiraboschi, Premio Narrativa Bergamo 2009 con il romanzo Sonno. Bergamasco di nascita, romano d’adozione, nel 1989 ha scritto il suo primo lungometraggio con Silvio Soldini e ora collabora con molti registi italiani (Liliana Cavani, Marco Pontecorvo).

Roberto Tiraboschi

In una Venezia medievale sconvolta da una carestia devastante e dai festeggiamenti di un carnevale dominato da istinti primordiali ed eccessi di ogni genere, i protagonisti della Bottega dello speziale inseguono un sogno di rinascita, l’illusione millenaria di sconfiggere la morte.

La giovane Costanza, della nobile famiglia Grimani, scompare nel nulla. Lo scriba, Edgardo, promette che la riporterà alla sua famiglia e si mette alla ricerca della fanciulla.  Medici, speziali, becchini, mercanti orientali, fiolari, molti sembrano coinvolti nel mistero della sparizione.

Magister Abella, ambigua alleata di Edgardo, unica donna che svolge la professione di medico nella Venezia del 1118, ci accompagna alla scoperta dei segreti e delle pratiche mediche di quell’epoca. Insieme a lei entreremo nella bottega dello speziale Sabbatai, dove si preparano rimedi e intrugli di ogni sorta. Edgardo vive nel ricordo di un amore perduto, la schiava Kallis, scomparsa nelle acque della laguna durante una terribile tempesta. In seguito al ritrovamento di un corpo  perfettamente conservato sotto i fanghi di un’isola sommersa, Edgardo farnetica di una rinascita della sua amata e accarezza l’illusione di aver sconfitto la morte.

Sabato 30 aprile, 10.30 – Spazio Incontri, “Donizetti. Ritratto in piedi” a cura di Paolo Fabbri, Premio Glarean Preis 2015, Membro della Giuria del Premio Napoli, Premio Letterario Viareggio-Rèpaci, Direttore della Fondazione Donizetti di Bergamo, professore ordinario di Storia della Musica Moderna e Contemporanea all’Università di Ferrara.

Paolo Fabbri

Nel 2003, Fabbri ha fondato il periodico Musicalia. Annuario internazionale di studi musicologici, di cui è attualmente direttore. Nel 1989 gli è stata conferita la Dent Medal, l’annuale premio musicologico internazionale della Royal Musical Association. Già visiting professor alla University of Chicago (1992), nel 2001 è stato nominato socio onorario dell’American Musicological Society.

Mancava a tutt’oggi un volume su Gaetano Donizetti che, cercando di parlare a tutti, ne restituisse la biografia e ne inquadrasse l’opera alla luce delle conoscenze più aggiornate, con vastità di sguardo e al tempo stesso agilità.

Emanazione del Museo Donizettiano (di cui è anche una guida), il volume raccoglie contributi che vuole suggerire al lettore un percorso storico a Bergamo, e nella vita di un compositore teatrale nell’Italia del primo ’800. L’ambizione è di trasformare il visitatore in lettore, e il lettore in turista consapevole.

Il volume è stato realizzato con il contributo di Regione Lombardia.


Alle 18.00 – Spazio Incontri
, Chiara Frugoni, Premio Nazionale di Cultura Benedetto Croce 2014, Premio Cherasco 2009, Premio Viareggio 1994, presenta “Quale Francesco?” (Einaudi 2015).

Già docente di Storia medievale all’Università di Pisa, Roma e Parigi, la Frugoni è la più accreditata studiosa di Francesco e di iconologia francescana. Sul Santo d’Assisi ha infatti pubblicato numerosi saggi. Nel 2011 ha scoperto, in uno degli affreschi attribuiti a Giotto nella Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi, un profilo di diavolo tracciato tra le nuvole. La notizia della scoperta ha suscitato molta curiosità, rimettendo anche in discussione varie pagine di storia dell’arte.

Perché per un cinquantennio le pareti della Basilica superiore rimasero bianche nonostante  Francesco riposasse, in quella inferiore, dal 1230? Occorreva lodare il fondatore ma nello stesso tempo raccordare i suoi ideali di povertà assoluta agli stridenti cambiamenti avvenuti nel frattempo: i frati rifiutavano ormai il lavoro manuale, studiavano e volevano essere mantenuti dai fedeli. Secondo l’autrice, gli affreschi, legati l’uno all’altro, dipendono da un unico e coerente programma; fu realizzato però in tempi diversi, da Cimabue in poi, fino al ciclo dedicato al santo, dipinto sotto Nicola IV 1288-92), il primo papa francescano, ciclo che si basa sulla Legenda maior di Bonaventura. Ma un’altra sua opera è da tenere presente: le Collationes in Hexaëmeron, Accettando in modo prudente ma deciso le previsioni di Gioacchino da Fiore e dello pseudo-Gioachino, si attua il raccordo fra posizioni inconciliabili. Francesco ha anticipato, come un prototipo, l’Ordine perfetto dei contemplativi che si concretizzerà solo in futuro, Ordine che non è ancora quello di Bonaventura. I suoi frati, preparandosi attraverso lo studio e la dotta predicazione, concorrono perciò attivamente a realizzare il progetto divino. In un volume riccamente illustrato, Chiara Frugoni  offre un’inedita chiave interpretativa dell’intera Basilica superiore.

Alle 21,00 – Spazio Incontri, è il momento della poesia di Mariagiorgia Ulbar illustrata, in “Metamorphosis”, da Elisa Tolentino.

Presente, fino a domenica 1 maggio, con la sua prima personale in piazza della Libertà per il Festival Domina Domna, Elisa Tolentino lascia cogliere nelle sue serigrafie la capacità di stimolare dialoghi per immagini che riescono a legare il quotidiano vivere con il tempo dilatato, il concreto con il fantasioso, la figura di artista e di donna.

Con Paolo Berra, la Tolentino ha dato vita al laboratorio di stampa d’arte INAMORARTI, con cui porta avanti un progetto di illustrazione, grafica, editoria indipendente e serigrafia artistica.

Gran finale, domenica 1 maggio alle 18.00 presso il Teatro Donizetti, con la breve esibizione in solo di Cristina Donà e, a seguire, l’incontro con Dacia Maraini, la “Donna” della letteratura italiana, che presenta l’ultimo suo libro “La bambina e il sognatore”.

Cristina Donà

Cantautrice che ha contribuito a definire una nuova stagione del rock di matrice mediterranea, Cristina Donà, Premio de Andrè 2015, Targa Tenco 2015, Premio Grinzane Cavour 2002, è una delle poche artiste italiane capaci di “rivaleggiare” con le grandi colleghe che all’estero hanno reinventato il modello di interprete e autrice.

Di padre antropologo e madre dell’antica famiglia degli Alliata di Salapatura, Dacia Maraini, Alabarda d’oro per la letteratura 2012, Premio Fondazione Il Campiello 2012, Premio Strega 1999, Premio Campiello 1990, ha vissuto una profonda relazione di ventun anni con Alberto Moravia. Nella sua storia, anche il campo di concentramento dov’è stata dai sette ai dieci anni d’età. Nel 1973 fonda il “Teatro della Maddalena”, gestito da sole donne. Vive a Roma, ma viaggia per il mondo partecipando a conferenze e prime dei suoi spettacoli.

Dacia Maraini

Con un romanzo potente, illuminato per la prima volta da un’intensa voce maschile, Dacia Maraini ci guida al cuore di una paternità negata, scoprendo i chiaroscuri di un sentimento che non ha mai

smesso di essere una terra selvaggia e inesplorata. Ci sono sogni capaci di metterci a nudo. Sono schegge impazzite, che ci svelano una realtà a cui è impossibile sottrarsi. Lo capisce appena apre gli occhi, il maestro Nani Sapienza: la bambina che lo ha visitato nel sonno non gli è apparsa per caso. Camminava nella nebbia con un’andatura da papera, come la sua Martina. Poi si è girata a mostrargli il viso ed è svanita, un cappottino rosso inghiottito da un vortice di uccelli bianchi. Ma non era, ne è certo, sua figlia. E quando quella mattina la radio annuncia la scomparsa della piccola Lucia, uscita di casa con un cappotto rosso e mai più rientrata, Nani si convince di aver visto in sogno proprio lei. Le coincidenze non esistono, e in un attimo si fanno prova, indizio. Nani sa essere insieme maestro e padre, e la ricerca di Lucia diventa presto una ricerca di sé, che lo costringerà a ridisegnare i confini di un passato incapace di lasciarsi dimenticare.

Evento su prenotazione su fieradeilibrai.it

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