Ol capèl – Il Cappello in dialetto bergamasco

Portare il cappello, oggi, non è così frequente come lo era, invece, tempo addietro. Ogni uomo adulto lo portava, sia nel corso dei lavori, prevalentemente nei campi, quindi con lo scopo di ripararsi dal sole, ma anche in tutti gli altri momenti di vita. Mal volentieri se ne separava, tanto che era frequente incontrare persone che, togliendosi il cappello, evidenziavano sulla fronte, il segno che l’inseparabile copricapo lasciava. A questa consuetudine sono associati, di conseguenza anche diversi proverbi e modi di dire, che andremo un po’ a riscoprire.

il cappello ol capel in dialetto bergamasco copia
Cappello, nel dialetto bergamasco, si dice “capèl”. Esistono “ol capèl de omèn e ol capèl de fomna”, poi “ol capèl de paia” (cappello di paglia), quello “de feltèr, de felpa o di cuoio”, mentre quello che portava il prete era detto “capèl de trì cantù”, per le tre punte.
Al cappello poi è legato tutto un cerimoniale che va dal rispetto al saluto.”Tö zo ol capèl” (levarsi il cappello) per il saluto ad una persona, oppure come dichiarazione di stima, “fa tàt de capèl” (fare tanto di cappello); quando qualcosa è proprio degno di stima, allora l’esclamazione è d’obbligo: “laùr de fàga tàt de capèl” (cosa che merita tanto di cappello). Come un lavoro fatto a regola d’arte, un bel discorso, un gesto generoso.
Se un bergamasco sposa una donna di famiglia ricca, si dice “’l taca vià ol capèl” (appende il cappello). Ma attenzione a chi comanda: “quando i fomne i porta i braghe e ‘l capèl, töt ol mond a ‘l và a bordèl” (quando le donne portano i pantaloni o il cappello, tutto il mondo va in malora).
Se questo detto può risentire di una certa società maschilista, quelli che seguono sono sagge osservazioni e moniti di vita ancora attuali.
“De la zèt a s’ vèt ol capèl, ma mia ol servèl” (della gente si vede il cappello, ma non il cervello, il pensiero). Poco raccomandabile è “indà col cò sura ol capèl” (andare con la testa sopra il cappello) perché significa che l’ordine naturale delle cose è andato a farsi benedire con il buonsenso di chi si trova in questa poco invidiabile situazione.”Bötà in aria ‘l capèl” (buttare all’aria il capello) significa invece abbandonarsi alla sorte o al caso. Chi il cappello lo porta “fuori dagli occhi” gira a fronte alta come spiga il proverbio: “Poarèt sé, ma sèmper col sò unùr e col capèl fò di öcc” (povero si, ma sempre con onore e con il cappello fuori dagli occhi).
Concludo con l’uso storpiato del termine, mi riferisco a “capelàda” (cappellata) che indica una cosa fatta male, o uno sbaglio grossolano; si dice anche “’l fa sempèr dét di capelàde” significa uno che ne combina di tutti i colori.

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