La Fiera di San Matteo a Branzi: tradizione e cultura

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La Fiera di San Matteo a Branzi: tradizione e cultura

Le prime notizie dirette relative alla Fiera di Branzi risalgono al settecento, ma è probabile che nel mese di settembre, al momento dell’abbandono degli alpeggi, Branzi fosse punto d’incontro di malghesi e commercianti già in pieno Medioevo.
In origine quella di Branzi era soltanto una fiera di formaggi, ma poiché l’occasione si prestava anche per trattare la compravendita di vitelle, nel 1877 il Comune istituì ufficialmente anche la fiera del bestiame.
Il documento ufficiale è datato 16 ottobre e con esso si delibera che «la fiera dei Bestiami sia in coincidenza a quella antica dei formaggi che ha luogo ogni anno dopo la seconda settimana di Settembre e quindi quella dei bestiami comincia il 22 e terminerà il 24 Settembre d’ogni anno.

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L’importanza economica della fiera per la Val Fondra, da sempre legata alla produzione e al commercio dei formaggi, è del resto innegabile: a metà Ottocento nel corso della manifestazione si vendevano infatti circa 10.000 formaggi, parte dei quali proveniente anche dalla Valtellina, e la stessa quantità troviamo riportata nel 1883.

Nel 1910, tuttavia, si passa dagli oltre 2.500 q commerciati nel 1885 a 1.910 q di formaggi venduti: è l’inizio di un lento declino dell’alpeggio e dell’allevamento le cui cause principali sono da imputare al fatto che i formaggi della Valtellina cominciavano a trovare altri sbocchi commerciali ed alle difficoltà di trasporto dovute alla mancanza di strade carreggiabili nella Val Fondra. Queste difficoltà si ripercuotono ovviamente anche sulla Fiera di Branzi e ciò nonostante nel 1913, sul mercato si contano ancora 5.346 forme.

Ma quali erano i prodotti che venivano ricavati dalla lavorazione del latte? Oltre al formaggio “Branzi”, il fiore all’occhiello della Val Fondra, dalla iniziale scrematura del latte veniva ottenuta la panna, utilizzata poi per la produzione del burro; dal siero si ricavavano infine altri prodotti tipici dell’alpeggio come la ricotta, la mascherpa e il fiurìt.

 

I bergamì: protagonisti della transumanza e della fiera.

Ad organizzare i grandi spostamenti stagionali dagli alpeggi ai ricchi pascoli della bassa pianura erano i malghesi, meglio noti come bergamì. Originari della Val Fondra, essi vi mantenevano la residenza nonché la proprietà di case e stalle e in autunno scendevano con le loro greggi e le loro mandrie in pianura per sfruttarvi il fieno sino alla primavera successiva. Accanto al bergamì, il padrone della mandria, vi erano poi i famèi, gli aiutanti, e infine i bocia, i pastorelli.
Figura a parte era infine quella del casèr, il casaro, colui che conosceva meglio di chiunque altro i segreti della produzione del formaggio e che faceva della propria professione un’arte. Un’interessante descrizione degli spostamenti di questi personaggi – in questo caso dalla pianura agli alpeggi – ci è stata tramandata da Giuseppe Pettinari e Giuseppe Papetti nella loro opera “Dalle montagne alla pianura”.

Apriva la colonna il capo famiglia, figura tarchiata, baffi spioventi, bastone e il caratteristico grembiule blu carta da zucchero. I figli, fra le bestie, le tenevano a bada con i bastoni perché, essendo ancora fresche pativano una certa mattana; un grande aiuto l’avevano dai cani, i famosi pastori bergamaschi che, ben addestrati, correvano su e giù lungo la mandria, facendo ciondolare il lungo e disordinato pelo che copriva completamente gli occhi. Chiudeva questa sorta di corteo la bareta, il carro, con le sue due grandi ruote, trainata da un robusto cavallo e che, coperta da un telo rustico e pesante, serviva al trasporto del necessario per fare il formaggio (caldaie, zangole, secchi, mastelli) e anche i vitellini appena nati o zoppi. Vi erano inoltre il paiolo e il sacco di farina di granturco per la polenta; vestiti, coperte, secchi, scagn per la mungitura e una gabbia con alcune galline per le uova. Al seguito vi erano anche due o tre pecore e qualche agnellino che, arrivati in montagna, venivano macellati fornendo carne secca per l’inverno. Alle mucche inoltre, ovviamente tutte di razza Bruna Alpina, venivano appese al collo grandi campane di bronzo, le brunze, o di ferro, le cioche, […] che servivano da richiamo e allineamento per tutta la mandria.

La fiera di San Matteo in Branzi ha dunque da sempre rappresentato un tassello fondamentale nella storia della Val Fondra. Ecco perciò l’importanza del disegno attuale che mira a riportarla in vita: un progetto di rilancio economico, volto nel contempo alla riscoperta delle nostre radici.

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