La bóca

Dighèt del bù?
a cura de Giulià Tudeschì

La bocca sarà al centro dell’attenzione di quanto andiamo a riscoprire questo mese nei detti dialettali.
Vogliamo partire dalla funzione primaria della bocca, cioè quella di essere la parte del nostro corpo nella quale introduciamo il cibo. Proprio per questa funzione, la bocca veniva anche definita “màiadura”.
“Fa ‘ndà la màiadura” (muovere la bocca, masticare, mangiare). “Ess de bóca buna” (essere di bocca buona) significa mangiare molto e di tutto, ma era frequente anche dire “Töce i bóche i è sorèle” (tutte le bocche sono sorelle), vale a dire che a tutti piacciono i buoni bocconi e quando si magia bene, si sa, la compagnia è più allegra. A proposito del mangiare cose buone, si dice anche di una pietanza gustosa e succolenta che “la delègua in bóca” (si scioglie in bocca). “Fa cor la salìa ‘n bóca” (far correre la saliva in bocca) sinonimo di qualcosa di buono che ti fa venire l’acquolina in bocca. Mentre fra i contadini si diceva anche che “la bóca non l’è stràca sé no la sènt de àca” (la bocca non è sazia se non conclude in pranzo con qualche latticino).
Quando la bocca entra nella metafora, i detti abbondano e spaziano da “regòrdàs gnà dal nas a la bóca” (non ricordarsi dal naso alla bocca), che significa avere poca memoria, “laàs fò la bóca” (lavarsi la bocca con qualcosa), sta per vantarsi di qualche cosa, generalmente a discapito di altri.
Se prendiamo in considerazione il potere della parola allora troviamo il detto secondo il quale “co la lèngua in bóca, a s’ và dapertött” (con la lingua in bocca si va dappertutto) che significa: chiedendo, spiegandosi, si possono trovare tutte le strade.
L’uso della parola, come vaniloquio, può palesare sentimenti e atteggiamenti non proprio edificanti.
A tal proposito troviamo numerosi detti che stigmatizzano questo fatto: “làrgh de bóca, strécc de mà” (largo di bocca, stretto di mano) si dice di uno che promette bene a parole, ma poi non dà o da poco rispetto a quanto promesso. Una raccomandazione saggia: “De quèl che no ‘l tà tóca, no devrì mai bóca” (di quello che non ti riguarda, non aprire mai bocca) che bella cosa sarebbe!! Tuttavia a ciò è prevista anche la sua giustificazione:”a s’ lìga la bóca noma ai sàcc e mìa a la zèt” (si lega la bocca solo ai sacchi e non alla gente). Non gode considerazione chi “parla perché ‘l gà la lèngua in bóca” (parla perché ha la lingua in bocca). Per un saggio silenzio troviamo “cüsì sö la bóca” (cucire la bocca), mentre “stopà la bóca a èrgù” (tappare la bocca a qualcheduno), vale a dire farlo tacere, magari anche il malis modi. Per concludere in allegria citeremo “Fas ‘n dà la bóca fina ai orège” (far andare la bocca fino agli orecchi), si dice di quando si ride sgangheratamente, magari a proposito di una beffa a qualcheduno.

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