I Giorni della Merla tra freddo e saggezza popolare

Carissimi Amici di Vivere Bergamo ben ritrovati,

C’eravamo lasciati a ridosso delle feste Natalizie con le varie manifestazioni che hanno abbellito questo periodo,  rendendo più “calda” la stagione invernale in corso.

In realta’ questa stagione fredda non ha riservato grandi sorprese,  in quanto sia in bassa che in alta quota,  la grande assente è stata la neve. Stiamo vivendo  una stagione invernale insolita dove, a parte  la breve parentesi della scorsa settimana , il tempo ci ha regalato temperature decisamente accettabili ,con giornate gradevoli su tutto il territorio.

Vi ricordo che ci avviciniamo alla fine di gennaio, le giornate si allungano e i giorni della Merla stanno arrivando . Stiamo parlando degli ultimi giorni del mese e i piu’ freddi dell’anno. Con questi ultimi, solitamente i nostri avi cominciavano a fare un primo resoconto della stagione invernale e in molti paesi della nostra provincia si facevano riti (anche precristiani) con falò per scacciare l’inverno. Ancora oggi queste manifestazioni sopravvivono, in alcuni casi riadattate. Una delle più famose e’ certamente la “Scasada dello Zeneru” che si tiene ogni anno il 31 Gennaio ad Ardesio . Ecco qui il programma e la storia della festa.

STORIA ED ETIMOLOGIA

Significato della parola o dell’espressione ” Giorni della merla”

I giorni della Merla per tradizione e trascritti popolari sono quei giorni tra il 29 e il 31 gennaio (in altre zone tra il 30 e il 1 Febbraio) dove le temperature sono particolarmente rigide o addirittura le più fredde dell’anno.

Molti di noi si chiederanno cosa significhi o da dove venga questa locuzione “Giorni della Merla”.. L’origine della locuzione “i giorni della merla (o Merla)” non è ben chiara. Ad esempio Sebastiano Pauli pubblica nel 1740 due ipotesi di spiegazione:

“L’origine di quel dettato dicono esser questo: dovendo far passare oltre Po un cannone di prima portata, nominato la Merla, s’aspettò l’occasione di questi giorni: ne’ quali, essendo il Fiume tutto gelato, poté quella macchina esser tratta sopra di quello, che sostenendola diè il comodo di farla giungere all’altra riva. Altri altrimenti contano: esservi stato, cioè un tempo fa, una Nobile Signora di Caravaggio, nominata de Merli, la quale dovendo traghettare il Po per andare a Marito, non lo poté fare se non in questi giorni, ne’ quali passò sovra il fiume gelato.”

Secondo invece una versione più elaborata della leggenda, una merla, con uno splendido candido piumaggio, era regolarmente strapazzata da Gennaio, mese freddo e ombroso che si divertiva ad aspettare che lei uscisse dal nido in cerca di cibo, per gettare sulla terra freddo e gelo. Stanca delle continue persecuzioni, la merla,  un anno decise di fare provviste sufficienti per un mese e si rinchiuse nella sua tana, al riparo, per tutto il mese di gennaio, che allora aveva solo ventotto giorni. L’ultimo giorno del mese, la merla, pensando di aver ingannato il cattivo gennaio, uscì dal nascondiglio e si mise a cantare per sbeffeggiarlo. Gennaio se ne risentì così tanto che chiese in prestito tre giorni a febbraio e si scatenò con bufere di neve, vento, gelo, pioggia. La merla si rifugiò alla chetichella in un camino e lì restò al riparo per tre giorni. Quando la merla uscì, era sì salva, ma il suo bel piumaggio si era annerito a causa del fumo, e così essa rimase per sempre con le piume nere.  Sempre secondo la leggenda, se i giorni della merla sono freddi, la primavera sarà bella; se sono caldi, la primavera arriverà in ritardo.

Secondo le rilevazioni e le statistiche degli ultimi dieci anni questo detto pare stia scemando, ma mi permetto di scrivere che le nostre tradizioni e i nostri detti siano più in pericolo per colpa di stili di vita e termini prettamente commerciali i quale riducono tutto al materialismo.

Cari Amici,  concludo nella speranza di avere contribuito anche questa volta a promuovere il bello e a darvi un’ informazione corretta, per il resto lasciamo alla natura il compito di dire se i “De della Merla” (Giorni della Merla) saranno come la saggezza popolare (che poco mente) ci ha tramandato.

Articolo e foto a cura di Carlo Picinali

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