108 anni di Atalanta – La Storia

La storia dell’Atalanta

ATALANTA – una cavalcata lunga 100 anni

17 ottobre 1907 nasce l’Atalanta.  A quel tempo a Bergamo il centro motore dello sport era in Città alta, cioè dentro le mura, dove era attiva la Società “Bergamasca di Ginnastica e scherma” fondata nel 1878. Dentro le mura esisteva anche un’altra società, La Giovane Orobia, fondata nel 1901 che svolgeva la propia attività nella palestra del Liceo Sarpi. Per i giovani sportivi bergamaschi, che abitavano in città bassa, era molto scomodo e impegnativo potersi allenare tutti i giorni in Città Alta, bisognava salire a piedi o con la funicolare, allenarsi e tornare a casa in serata e tutto dopo la scuola. Su queste premesse cinque giovani bergamaschi intraprendenti ebbero la brillante intuizione di dare vita ad una nuova società sportiva che avesse la sua palestra, per potersi allenare, nel Borgo (in città bassa).

I padri fondatori, di quella che oggi è l’Atalanta sono: i f.lli Gino e Ferruccio Amati, Eugenio Urio, Giovanni Roberti e Alessandro Forrini. Per il nome tutti furono d’accordo su “Atalanta”, la giovane eroina invincibile nella corsa. Era nata la Società Bergamasca di Ginnastica e Sports Atletici “Atalanta”. Attorno alla neonata società si sviluppò un clima di entusiasmo e una voglia di rinnovamento inimmaginabili. Il primo presidente della storia atalantina fu il nobile Vittorio Adelasio, e il primo segretario Gino Amati. Nel programma furono inclusi molti sport diversi tra di loro e alla fine della lista fu messo anche il Fùbal, ossia il calcio, che da quel momento iniziò la sua lunga storia, o se preferite la storia dell’Atalanta..

Il giornale cittadino così annunciava la nascita dell’Atalanta:
“Sport club Atalanta – da un gruppo di giovani volenterosi venne in questi giorni costituita in Bergamo una società sotto il nome di “Sport Club Atalanta”. Scopo della stessa è quella di addestrare la gioventù in tutti i rami degli sport atletici atti a maggiormente sviluppare il fisico. Essa infatti si prefige di coltivare in modo speciale il podismo, il salto, la lotta, il sollevamento peso, la palla vibrata, il calcio, il lancio del disco e del giavellotto nonchè il nuoto e le marcie in montagna”. In questo periodo il calcio è relegato a comprimario ma piano piano cresce. Già nel 1907 il pallone fa il suo debutto, iscrivendo la squadra al torneo organizzato da C.S.Trevigliese per l’inaugurazione del proprio campo di calcio.
Il football Club Bergamo nato nel 1903 era formato quasi esclusivamente da Svizzeri, in Italia per promuovere il tessile, (Legler, Luchsinger, Honneger). Essi giocavano nell’ippodromo del Borgo S. Caterina, proprio dove oggi sorge lo stadio. Nel 1913 confluirono nella Bergamasca dando vita alla sezione calcio guidata da Matteo Legler e in poco tempo diventò la vera squadra rivale dell’Atalanta. La rivalità tra Bergamasca ed Atalanta cresce fino ad esplodere nel 1919, quando la FIGC impose alla città di Bergamo una sola squadra nel campionato di Prima Categoria. Per decidere chi dovesse prendere quel posto, venne organizzato uno spareggio. La gara fu disputata il 5 Ottobre 1919 a Brescia e vinse l’Atalanta per 2 a 0 guadagnandosi  l’accesso alla Prima Categoria della stagione 1919-20, dove si classificò terza nel girone B Lombardo.
Era inevitabile: nel febbraio 1920, dopo una assemblea memorabile, la Società per gli Sports Atletici Atalanta e la Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma si fondono assumendo la denominazione di Atalanta e Bergamasca di Ginnastica e Scherma, poi semplificata nell’attuale Atalanta Bergamasca Calcio. Per i colori ufficiali l’intesa è rapida, l’Atalanta (bianco-nera), la Bergamasca (bianco-azzurra) decidono di elimina il bianco, comune a tutti e due, e rimangono NERO E AZZURRO.
Il 1928 è un anno molto importante per la Società, poiché viene costruito uno stadio molto più grande, progettato dall’ing. Luigi de Beni, misura m 120×70 e viene intitolato all’eroe fascista “ Mario Brumana”, poi cambiato in “Comunale” e dopo quasi 50 anni nell’attuale “Atleti Azzurri d’Italia”. Nel 1929-30, con l’istituzione del girone unico italiano, l’Atalanta, fallita l’ammissione alla massima serie durante il campionato di qualificazione 1928-29, viene ammessa al campionato nazionale di Serie B per la prima volta. Seguono campionati in cui la squadra milita dignitosamente nel campionato cadetto, anni in cui si distinguono numerosi giocatori bergamaschi come Vittorio Casati, Francesco Simonetti, i fratelli Riccardo e Giacomo Cornolti, Francesco Bettoni, Giulio Panzeri e Luigi Tentorio. Un sussulto lo si ha al termine della stagione 1932/33, quando, per problemi economici, la società rischia di non iscriversi al campionato. Ne seguirà una colletta tra sportivi e la cessione di Carlo Ceresoli, all’Ambrosiana-Inter.
Finalmente nel 1936-37, con l’allenatore Ottavio Barbieri, alla guida di una squadra composta prevalentemente da bergamaschi, raggiunge la Serie A. La partita d’esordio nella massima serie vide la Juventus ospite al Brumana, che per l’occasione si riempì al limite della capienza, con più di 15.000 spettatori. La stagione però, nonostante l’entusiasmo, si concluse con la retrocessione; penultimo posto con 16 punti in 30 partite.
Nel 1939-40 è affidata all’allenatore Ivo Fiorentini un’ottima squadra che centra nuovamente la promozione in serie A, (dove rimarrà fino al 1958). L’anno successivo la squadra si tolse grandi soddisfazioni, rifilando tre gol a Juventus e Milan, sconfiggendo il Bologna campione d’Italia e classificandosi al 6° posto. L’Atalanta continua la sua esperienza in serie A, fino al 1942/43, quando i campionati sono sospesi per lo scoppio della seconda guerra mondiale.
Al termine del conflitto, il presidente Turani (che guiderà la società fino alla sua scomparsa nel 1964), con una cordata, si mette mano al portafogli per risanare il bilancio della società e, alla riapertura delle frontiere, porta a Bergamo gli ungheresi Kincses e Olajkar. In questi anni la squadra staziona stabilmente nella massima serie, acquisendo la nomea di provinciale terribile. Sono gli anni del portiere Bepi Casari, ma anche degli stranieri svedesi e danesi. Tra questi Bertil Nordahl (fratello del più celebre giocatore del Milan Gunnar), Leschly Söerensen e Karl Hansen, quest’ultimo poi ceduto alla Juventus. Nel 1947-48 ottiene, con il quinto posto, il suo miglior piazzamento di sempre in serie A. Nel 1951-52 esordisce Titta Rota come centravanti, poi ritorna al suo ruolo di terzino. A ottobre finalmente arriva Jeppson dalla Svezia e con i suoi gol (22 in 27 partite) rilancia la squadra.
Nel 1955 la squadra orobica fu protagonista della prima diretta televisiva per una partita di calcio: la partita contro la Triestina fu infatti trasmessa dalla RAI. Due anni più tardi l’Atalanta fu protagonista di un campionato vissuto nei bassifondi e quando si salvò, all’ultima giornata, espugnando il campo di Padova, fu accusata di combine e quindi retrocessa. Un’onta che fu cancellata un anno più tardi quando i presunti testimoni e accusatori, confessarono di avere inventato tutto, e la società venne riabilitata. Nel frattempo però la squadra, guidata dall’allenatore Karl Adamek, si era conquistata sul campo il ritorno in serie A.

La Coppa Italia.  Gli anni sessanta videro l’acquisto di stranieri che diedero importanti contributi (Humberto Maschio, Flemming Nielsen e Gustavsson), e le prime apparizioni in Europa grazie alla Mitropa Cup. Ma l’apice venne raggiunto nella stagione 1962-63 quando la società nerazzurra conquistò la coppa Italia. Questo trofeo, arrivò a Bergamo dopo una vittoria per 3-1 in campo neutro a San Siro contro il Torino, con tripletta di Domenghini. La formazione era la seguente: Pizzaballa, Pesenti, Nodari, Veneri, Gardoni, Colombo, Domenghini, Nielsen, Calvanese, Mereghetti e Magistrelli. L’anno seguente vi fu il debutto in Coppa delle Coppe, dove però l’Atalanta venne subito eliminata dallo Sporting Lisbona dopo uno spareggio.
Dopo un anno di purgatorio ritorna in A grazie all’allenatore Giulio Corsini, capace di amalgamare una squadra di giovani (Gaetano Scirea, Adelio Moro e Giovanni Vavassori). Purtroppo, dopo una salvezza risicata, nel 1972-73 l’Atalanta incappa in un’altra brutta stagione, nella quale subisce la sconfitta più pesante di sempre (9-3 a San Siro contro il Milan) e retrocede per differenza reti.
Per il ritorno in A bisognerà aspettare fino all’anno 1976-77, promozione ottenuta da Titta Rota soltanto dopo gli spareggi a Marassi contro Cagliari e Pescara. L’anno seguente la squadra ottiene una tranquilla salvezza, ma nel 1978-79, si ritorna in B. L’anno seguente viene mancata la promozione e nell’anno 1980-81 l’Atalanta sprofonda addirittura in Serie C1.
È il punto più basso nella storia dell’Atalanta. Il presidente Achille Bortolotti cede il comando al figlio Cesare che adotta una politica lungimirante e centra l’immediato ritorno tra i cadetti dopo una marcia trionfale guidata dall’allenatore Ottavio Bianchi. L’anno successivo serve come assestamento, utile come trampolino di lancio per la squadra che, guidata da Nedo Sonetti, nel 1983-84 vince il campionato riportando la città ai livelli di qualche lustro addietro.
Il 1984-85 vede nella serie A italiana campioni stranieri del calibro di Platini, Maradona, Briegel, Rummenigge, Zico e Socrates quindi l’Atalanta, per non sfigurare, acquista gli svedesi Lars Larsson e Glenn Peter Strömberg. Il secondo diventa un pilastro del centrocampo nerazzurro per molti anni, tanto da diventare capitano. Nello stesso anno comincia a farsi notare Roberto Donadoni, destinato ad una grande carriera. La permanenza nella categoria prosegue fino alla stagione 1986-87 quando, complice la sfortuna, l’Atalanta retrocede all’ultima giornata. Ma, nonostante questo, la squadra di Sonetti riesce a raggiungere la finale di Coppa Italia, dove viene sconfitta dal Napoli campione d’Italia. Si qualifica quindi di diritto per la Coppa delle Coppe.
Ed è proprio il 1987/88 l’anno della svolta con il giovane ed emergente allenatore Emiliano Mondonico. La stagione è memorabile: promozione in serie A, ma soprattutto una cavalcata entusiasmante in Europa, dove viene raggiunta la semifinale della coppa delle Coppe. Partita in sordina in quanto squadra partecipante al campionato cadetto, l’Atalanta elimina nell’ordine i gallesi del Merthyr Tydfil, i greci dell’Ofi Creta ed i portoghesi dello Sporting Lisbona, in una sorta di rivincita della sfida di quasi cinque lustri prima, con il gol-qualificazione di Aldo Cantarutti nella città lusitana.
E, apertesi le porte della semifinale l’Atalanta, piccola squadra provinciale, rimane sola a difendere i colori dell’Italia nelle competizioni continentali. Ma il sogno s’infrange contro i belgi del Malines (in fiammingo Mechelen), poi vincitori del trofeo, che il 20 aprile 1988 eliminano gli orobici nello stadio di Bergamo (doppio risultato di 2-1 per i giallo-rossi belgi).
L’anno successivo è ricordato per il centrocampo, probabilmente più forte della propria storia: Stromberg, Fortunato, Nicolini, Bonacina e Prytz. E le attese vengono mantenute con un ottimo sesto posto finale, che le vale la qualificazione in Coppa UEFA. L’avventura europea però non è fortunata come la precedente, poiché l’eliminazione arriva al primo turno per mano dei russi dello Spartak Mosca. Ma il campionato 1989/90 vede di nuovo l’Atalanta tra i protagonisti (anche grazie all’acquisto dell’argentino Claudio Paul Caniggia), la quale, con un bel 7° posto, riesce a bissare la qualificazione europea dell’anno precedente.
Ma i festeggiamenti per la bella stagione sono smorzati dalla notizia della morte, avvenuta in un incidente stradale, del proprio presidente Cesare Bortolotti. La presidenza torna al padre Achille Bortolotti, che traghetterà la società fino all’acquisto del pacchetto azionario da parte di Antonio Percassi.

La squadra nel frattempo ottiene buoni risultati nella Coppa UEFA 90/91, dove elimina i croati della Dinamo Zagabria, i turchi del Fenerbahce ed i tedeschi del Colonia, ma non può fare nulla nello scontro “fratricida” contro l’Inter nei quarti di finale. Il campionato vede un avvicendamento alla guida tecnica tra Frosio e Giorgi, che conclude la stagione in una posizione di centro classifica. Negli anni seguenti, in cui si alternano gli allenatori Giorgi e Lippi, la squadra si mantiene nei quartieri alti della classifica di serie A, senza però centrare altre qualificazioni in Coppa UEFA.
L’anno 1993/94 doveva essere quello del rilancio, tanto che il presidente Percassi decise di puntare su un tecnico emergente, Guidolin, per portare il cosiddetto “calcio-  spettacolo” a Bergamo. Acquistò addirittura Franck Sauzée, centrocampista dell’ Olympique Marsiglia campione d’Europa. Ma le attese vennero completamente disattese e la squadra retrocesse al penultimo posto, nonostante l’avvicendamento tra Guidolin e Prandelli (tecnico delle giovanili). Il presidente decise di cedere la proprietà ad Ivan Ruggeri, che riaffida la squadra ad Emiliano Mondonico, il quale la riporta subito in serie A. Negli anni successivi, nel massimo campionato, arrivano a Bergamo giovani giocatori come Christian Vieri e Filippo Inzaghi: quest’ultimo riesce nel 1996/97, unico giocatore nerazzurro della storia, a vincere il titolo di capocannoniere nel massimo campionato, con ben 24 centri. L’anno successivo la squadra non tiene fede alle attese e retrocede nuovamente tra i cadetti.
Ci si affida a Bortolo Mutti, vecchia gloria degli anni ’80, ma la promozione non arriva. Per l’anno 1999/2000 si punta su Giovanni Vavassori, altra vecchia gloria, che bene aveva fatto come allenatore del settore giovanile. Ed i risultati arrivano, dato che centra la seria A al primo tentativo, utilizzando numerosi giovani cresciuti nel proprio vivaio. L’entusiasmo è talmente alto che l’anno successivo, il 2000/01, l’Atalanta si ritrova al comando del campionato più bello del mondo dopo il primo mese, giocando un calcio divertente e redditizio. Nel prosieguo della stagione la squadra accusa una leggera flessione, che però non le impedisce di concludere con un onorevole 7° posto. Il presidente Ruggeri cerca allora di far fare il salto di qualità alla squadra, cedendo qualche giovane alle squadre economicamente più forti, ma acquistando giocatori di fama quali Comandini, Saudati, Sala, Dabo e Taibi. Ma i nuovi non si amalgamano e la stagione termina con una posizione anonima. Si evita la retrocessione con i gol di uno strepitoso Cristiano Doni, convocato poi per i Mondiali di Corea-Giappone del 2002. Ma il miracolo non si ripete, e l’anno seguente la “banda” allenata da Vavassori retrocede al termine di una stagione difficile, culminata con l’esonero dell’allenatore (a favore di Giancarlo Finardi, tecnico della formazione primavera) e la sconfitta nello spareggio-salvezza giocato contro la Reggina. Si prova a risalire immediatamente con la guida tecnica di Andrea Mandorlini, e l’impresa riesce nuovamente, anche se non senza sofferenze. Ma l’altalena tra le categorie continua, ed una nuova retrocessione colpisce la squadra di Delio Rossi. Ci si affida quindi al tecnico romano Stefano Colantuono, che riporta nella categoria superiore la squadra dopo un solo anno di assenza. La direzione della squadra gli viene confermata anche per il 2006/07, stagione in cui l’Atalanta si regala un ottimo ottavo posto, ponendosi come una delle rivelazioni della massima serie. Al termine della stagione però, mister Colantuono decide di abbandonare Bergamo per trasferirsi al Palermo, e la società decide di puntare su Luigi Delneri, reduce da una retrocessione in B con il Chievo-Verona. Al tecnico di Aquileia viene affidata una squadra competitiva per ottenere una tranquilla salvezza: tra gli arrivi più importanti ci sono quelli di Padoin, Floccari, Costinha, Muslimovic, Simone Inzaghi, Langella e l’argentino Pellegrino.
A gennaio 2008 un aneurisma colpisce il presidente Ruggeri che, ad aprile dello stesso anno, viene affiancato alla presidenza dalla figlia Francesca, in qualità di vice-presidente, e dal figlio Alessandro in qualità di AD. Nel frattempo la squadra si mantiene in una tranquilla posizione di centro classifica, dando talvolta la sensazione di poter addirittura conquistare un posto in Coppa UEFA. La qualificazione europea tuttavia non arriva, lasciando a ricordo di una buona annata la doppia vittoria contro il Milan e un ottimo nono posto in classifica. Il 3 settembre 2008 viene nominato presidente il figlio Alessandro. La stagione vede la squadra navigare costantemente nelle zone centrali della classifica dando spesso, come nella precedente annata, l’illusione di potersi inserire nel discorso per la qualificazione in Coppa UEFA. Nemmeno questa volta si materializza l’accesso in Europa, ma l’annata è caratterizzata da numerose soddisfazioni. La salvezza viene conquistata numerose giornate prima della fine del campionato, al termine del quale l’allenatore Delneri comunica il suo addio a Bergamo, a causa di incomprensioni con i vertici societari. Il 5 giugno 2009 il presidente Alessandro Ruggeri annuncia l’ingaggio di Angelo Gregucci come nuovo allenatore. La sua avventura sulla panchina neroazzurra si conclude però il 21 settembre 2009 quando, dopo quattro sconfitte in altrettante partite di campionato viene esonerato in favore di Antonio Conte.
Il 14 maggio 2010 Alessandro e Francesca Ruggeri, detentori del pacchetto azionario di maggioranza della società, annunciano la messa in vendita della proprietà neroazzurra. Seguono settimane di intense trattative fino al 4 giugno 2010, quando Antonio Percassi riesce ad acquisire il 70% delle azioni della società, ritornando alla guida degli orobici dopo sedici anni. Come allenatore viene scelto Stefano Colantuono, mentre come Direttore Generale viene scelto Roberto Spagnolo. Alla fine della stagione l’Atalanta centrerà l’obbiettivo societario, riuscendo sia a ritornare in serie A con tre giornate di anticipo che a vincere il campionato con 79 punti. Questa promozione, la tredicesima della storia societaria permette all’Atalanta di stabilire il nuovo record di promozioni dalla serie cadetta al massimo campionato ed eguagliare il Genoa come numero di vittorie del campionato. Il 29 maggio, allo Stadio Atleti Azzurri d’Italia, la squadra riceve dal presidente di Lega la Coppa “Ali della Vittoria” che spetta ai vincitori della Serie B. Tuttavia l’estate si rivela assai movimentata, in quanti già il 1 giugno 2011 Cristiano Doni viene indagato nell’ambito dell’Operazione Last Bet: un’inchiesta su scommesse illegali nel calcio, basate sulla manipolazione dei risultati delle partite del campionato di Serie B e di Lega Pro]. La società, coinvolta in base al principio della responsabilità oggettiva, decide di tutelare la sua immagine affidandosi a un team di avvocati. Inizialmente vengono inflitti 6 punti di penalità e tre anni e 6 mesi di squalifica a Cristiano Doni e tre anni a Thomas Manfredini. Nei sucessivi gradi di giudizio Manfredini viene prosciolto, mentre vengono lasciati i 6 punti di penalizzazione alla società. L’Atalanta, pur continuando le azioni legali a difesa della società, inizia il campionato infilando un pareggio e tre vittorie consecutive che, senza penalizzazione, avrebbero permesso ai bergamaschi di rimanere soli in vetta del campionato dopo 4 giornate. Nel prosieguo dell’andata la squadra, nonostante le continue voci causate da allargamento delle indagini dell’inchiesta, si mantiene costantemente al di sopra della zona-retrocessione, terminando la prima parte del campionato con un buon margine sulla terz’ultima.

La storia continua ..Auguri Atalanta!!

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