10 ottobre 1906: Giosuè Carducci vince il premio Nobel per la letteratura.

10 ottobre 2014 Accadde Oggi...0

Il 10 ottobre 1906 l’Accademia svedese assegna il Premio Nobel per la Letteratura a Giosuè Carducci, primo italiano a ricevere il prestigioso riconoscimento. “Non solo in riconoscimento dei suoi profondi insegnamenti e ricerche critiche, ma su tutto un tributo all’energia creativa, alla purezza dello stile ed alla forza lirica che caratterizza il suo capolavoro di poetica”.

Giosuè Carducci vinceil premio Nobel per la letteratura.

Giosuè Alessandro Giuseppe Carducci (Valdicastello di Pietrasanta, 27 luglio 1835 – Bologna, 16 febbraio 1907) è stato un poeta e scrittore italiano.

Fu il primo italiano a vincere il Premio Nobel per la letteratura nel 1906.

Michele Carducci (1808-1858), studente di medicina a Pisa, figlio di un leopoldino conservatore e di Lucia Galleni, era uomo dalle forti passioni politiche e di tempra irascibile. Da giovane fu un cospiratore rivoluzionario, e in seguito ai moti francesi del 1830 sognò che anche in Italia il corso degli eventi potesse prendere una direzione simile. Dopo che le autorità intercettarono una sua lettera, fu arrestato e confinato per un anno a Volterra, dove conobbe la bella e colta Ildegonda Celli (1815-1870), figlia di un orefice fiorentino ridotta come lui in condizioni di povertà.

Al termine del confino tornò a Pisa dove completò gli studi, e andò poi a vivere in Versilia a Valdicastello, una frazione diPietrasanta, sua terra natale, nel lucchese. In questa località sposò la Celli il 30 aprile 1834

È qui che il figlio primogenito di Michele e Ildegonda, Giosuè Carducci nacque la sera di martedì 27 luglio 1835, venendo battezzato nella chiesa locale il giorno successivo. La scelta del nome fu contesa dai genitori; il padre voleva chiamare il nascituro Giosuè, come un amico che non vedeva da parecchio tempo, ( lo aveva rivisto nel periodo della gravidanza della moglie ) mentre Ildegonda avrebbe preferito Alessandro, come suo padre in quel momento gravemente malato. La spuntò Michele, ma Alessandro fu comunque il secondo nome del futuro poeta. Giuseppe, il terzo nome, gli fu assegnato in omaggio al nonno paterno. I problemi finanziari del padre si acuirono, costringendolo a lasciare Valdicastello, conducendolo aSeravezza, dove nacque il secondogenito Dante (1837), e nei pressi di Ponte Stazzemese, finché nel 1838 la famiglia si trasferì a Bolgheri, in piazza Alberto, dove Michele ottenne una condotta nel feudo della Gherardesca.

Il piccolo Giosuè cresceva già mostrando in nuce le caratteristiche che lo contraddistingueranno per tutta la vita: ribelle, selvatico, amante della natura. A tale proposito molto significativi paiono due episodi di cui ci fa menzione egli stesso. All’età di tre anni

« Io con una bambina dell’età mia… a un tratto ci si scoperse una bodda. Grandi ammirazioni ed esclamazioni di noi due creature nuove su quell’antica creatura… un grave signore si fece sull’uscio a sgridarmi… Io, brandendo la fune, come fosse un flagello, me gli feci incontro gridandogli: Via, via, brutto te! D’allora in poi ho risposto sempre così ad ogni autorità che sia venuta ad ammonirmi, con un libro in mano e un sottinteso in corpo, a nome della morale. »

Carducci teneva inoltre in casa una civetta, un falco e un lupo. Quando il padre ammazzò il falco e regalò a un amico il lupo, il figlioletto passò giorni di grande dispiacere vagando per lunghe ore in lacrime nei boschi.

A Bolgheri Giosuè fu colpito ripetutamente da febbri che lo tormentarono per un paio d’anni, mentre il padre lo accudiva, riempiendolo di chinino. «Il chinino ingoiato gli lasciò straordinarie visioni. Originò da quella violenta cura l’impressionabilità della sua fantasia sensibilissima e quella irrequietezza che pareva a volte spasimo della sua psiche».

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Nella località maremmana nacque il terzo figlio, Valfredo (1841), in ossequio alle inclinazioni romantiche del padre. Michele disponeva di una discreta biblioteca, in cui si riflettevano le predilezioni classico-romantiche e quelle rivoluzionarie. Qui Carducci poté voracemente impegnarsi nelle prime letture, e scoprire l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, la Gerusalemme liberata, la Storia romana di Charles Rollin e la Storia della Rivoluzione francese di Adolphe Thiers

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